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Paragrafo 9 . Restaurazione e repressione dopo la sconfitta.

     
Dopo la vittoria, gli austriaci cominciarono l'opera di restaurazione.
La  citt  di  Brescia,  che era insorta nella speranza  di  un  esito
favorevole  della  guerra, fu riconquistata in dieci  giorni  di  duri
combattimenti, dal 23 marzo al 1 aprile, e sottoposta ad  una  feroce
repressione.  Segu  l'occupazione dei territori settentrionali  dello
Stato  pontificio, che si concluse con la conquista di  Bologna  e  di
Ancona.
     In  Toscana,  agli  inizi  di aprile,  i  moderati  riuscirono  a
imporsi sui democratici e, temendo l'intervento dell'Austria e volendo
salvare  la Costituzione, richiamarono Leopoldo secondo. Il  granduca,
per,  chiese  il sostegno delle truppe austriache, che,  superata  la
resistenza opposta dal popolo di Livorno, occuparono tutta la regione.
Tornato  a Firenze il 28 luglio del 1849, Leopoldo secondo si affrett
ad abrogare la Costituzione.
     A  Roma,  dove in seguito alla sconfitta piemontese di Novara  il
governo  della repubblica era stato affidato ad un triumvirato formato
da  Giuseppe  Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi, la  situazione
era  particolarmente difficile. Infatti, all'appello che il papa aveva
lanciato  da  Gaeta  alle  potenze cattoliche,  perch  intervenissero
militarmente per ristabilire il suo potere temporale, avevano risposto
l'Austria,  il  regno delle due Sicilie, la Spagna e  la  Francia.  Le
prime  due  erano  fortemente interessate ad abbattere  la  repubblica
romana,  perch  essa costituiva una minaccia per la  sicurezza  delle
loro  frontiere e per la stabilit politica dei loro stati. La Francia
riteneva  necessario  sostenere il papa, per impedire  che  l'Austria,
intervenendo  sia in Toscana che a Roma, aumentasse eccessivamente  la
sua   influenza   in  Italia;  Luigi  Napoleone,  inoltre,   intendeva
guadagnarsi  in tal modo l'appoggio dei conservatori e  dei  cattolici
francesi, che costituivano la maggioranza dell'Assemblea nazionale.
     Il  corpo di spedizione francese, bench superiore per numero  ed
armamento,  incontr  non  poche difficolt,  a  causa  della  strenua
resistenza  opposta dall'esercito della repubblica romana,  affiancato
da una legione di volontari, comandata da Giuseppe Garibaldi, che ebbe
un  ruolo  determinante  nella difesa della citt.  Il  30  aprile,  i
garibaldini  ebbero  la  meglio  sulle  truppe  francesi,  sbarcate  a
Civitavecchia  al  comando del generale Oudinot; quindi,  il  9  e  19
maggio,  sconfissero a Palestrina e a Velletri un corpo di  spedizione
borbonico.
     
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     Il   3   giugno  i  francesi  attaccarono  in  forze  la   citt,
bombardandola  dal  Gianicolo. Alla fine del mese, dopo  un  massiccio
attacco,  che  in  un  solo giorno aveva provocato  la  morte  di  400
garibaldini,  l'Assemblea decise di porre fine alla resistenza;  prima
di  sciogliersi  definitivamente, per, essa promulg la  Costituzione
repubblicana.  Dopo  questo gesto simbolico,  Mazzini  e  molti  altri
protagonisti della esperienza appena conclusa lasciarono la citt.
     Garibaldi, insieme a 4.000 volontari, riusc a passare in  Umbria
e  quindi  in  Toscana,  dove  intendeva promuovere  una  sollevazione
popolare; ma, poich gli austriaci avevano gi occupato la regione, fu
costretto  a fuggire. Raggiunta San Marino, decise di dirigersi  verso
Venezia,  che  ancora resisteva. Scoperto dalla marina  austriaca,  si
rifugi  nelle  paludi di Comacchio, dove mor  sua  moglie  Anita  ed
alcuni   compagni  furono  fatti  prigionieri  e  fucilati.   Sfuggito
avventurosamente  alla  cattura, dopo aver  attraversato  l'Appennino,
raggiunse  le coste della Maremma, dove si imbarc per la Liguria;  da
qui per fu espulso e costretto a riprendere la via dell'esilio.
     A  Venezia,  l'Assemblea  eletta  a  suffragio  universale  aveva
deciso la difesa a oltranza. Assediati da un imponente schieramento di
forze  austriache,  i veneziani e i volontari accorsi  da  ogni  parte
d'Italia, riuscirono a resistere per tre mesi, sino al 22 agosto 1849,
quando,  fiaccati  dai bombardamenti, dalla fame e da  un'epidemia  di
colera,  furono  costretti  a  cedere.  Gli  austriaci,  in  segno  di
ammirazione  per  il  coraggio dimostrato dai difensori  della  citt,
lasciarono  partire  indisturbati per l'esilio  i  pi  compromessi  e
concessero l'amnistia agli altri.
